“ANATOCISMO: ILLEGITTIMA ANCHE LA CAPITALIZZAZIONE ANNUALE”

“ANATOCISMO: ILLEGITTIMA ANCHE LA CAPITALIZZAZIONE ANNUALE”

Cass. civ. Sez. I, 29/09/2015, n. 19314

“Le ragioni della nullità della clausola che prevede la capitalizzazione trimestrale degli interessi a debito del correntista, integrate dalla violazione del divieto posto dall’art. 1283 c.c. e dall’assenza di usi contrari, non investono il solo profilo della periodizzazione trimestrale, ma si estendono alla pratica dell’anatocismo in sé e per sé considerata, indipendentemente dalla cadenza con cui la stessa venga applicata. Di talché deve escludersi la possibilità di riconoscere la legittimità della capitalizzazione annuale, in luogo di quella trimestrale”.

 

 REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CECCHERINI Aldo – Presidente -

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere -

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere -

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere -

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

XXXXX, rappresentata da XXXX in virtù di procura speciale per notaio XXXX del 10 ottobre 2007, rep. n. XXXXX, elettivamente domiciliata in Roma, alla piazza dei XXXXX, presso l’avv. XXXX, dal quale, unitamente all’avv. XXXX del foro di XXXX, è rappresentata e difesa in virtù di procura speciale in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

XXXXXXX;

- intimato -

avverso la sentenza della Corte di Appello di Napoli n. XXXX, pubblicata il 2 settembre 2008;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza dell’8 aprile 2015 dal Consigliere Dott. Guido Mercolino;

udito l’avv. XXXXX per la ricorrente;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. ZENO Immacolata, il quale ha concluso per la dichiarazione d’inammissibilità ed in subordine per il rigetto del ricorso.

 Svolgimento del processo

1. – Il XXXX, in qualità di mandatario della XXXX, propose opposizione allo stato passivo del fallimento della XXXX, chiedendo, tra l’altro, l’ammissione al passivo di un credito di L. 194.594.357, pari al saldo debitore del conto corrente intestato alla società fallita.

1.1. – Con sentenza del 21 settembre 2005, il Tribunale di XXXX accolse parzialmente la domanda, ammettendo il creditore al passivo, in via chirografaria, per il minore importo di Euro 48.499,12.

2. – L’impugnazione proposta dalla XXXX, succeduta al XXXX a seguito di fusione per incorporazione, è stata parzialmente accolta dalla Corte d’Appello di Napoli, che con sentenza del 2 settembre 2008 ha ammesso l’appellante al passivo per l’importo di Euro 119.431,60.

Premesso che, nel ricostruire il saldo del conto corrente, il c.t.u. nominato in primo grado aveva rilevato la mancanza di alcuni fogli dell’estratto conto prodotto, ed aveva pertanto proceduto all’azzeramento del conto in corrispondenza dei periodi ai quali si riferivano i fogli mancanti, la Corte ha ritenuto ammissibile la produzione in appello di tali fogli, trattandosi di documenti indispensabili ai fini della decisione, in quanto necessari per la ricostruzione completa dell’andamento del conto. Rilevato inoltre che ai fini di tale ricostruzione, il c.t.u., riconvocato in appello, aveva escluso la capitalizzazione degl’interessi, la Corte ha rigettato l’istanza di applicazione della capitalizzazione annuale proposta dall’appellante, richiamando l’orientamento giurisprudenziale che afferma la nullità delle clausole contrattuali che prevedono la capitalizzazione trimestrale inserite nei contratti di conto corrente bancario in epoca anteriore all’entrata in vigore della circolare del CICR prevista dal D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 342, art. 25, in quanto contrastanti con l’art. 1283 c.c., e non legittimate da usi normativi. Ha escluso che, a dispetto di tale orientamento, la capitalizzazione potesse trovare applicazione con cadenza annuale, osservando che la nullità delle predette clausole non è stata affermata in ragione della frequenza temporale di applicazione dell’anatocismo, ma del divieto posto dall’art. 1283 cit. e dell’assenza di usi contrari. Ha ritenuto inconferente il richiamo all’art. 1284 c.c., il quale si limita ad indicare il metodo di calcolo degl’interessi, ed inapplicabile ilD.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 120, come modificato dal D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 342, il quale si riferisce soltanto ai contratti ancora in corso al 22 luglio 2000 e solo alla parte del rapporto successiva a tale data, aggiungendo che la sanatoria prevista dal D.Lgs. n. 342 cit., art. 25, comma 3, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima. Ha osservato infine che, in quanto derivante dalla violazione della norma imperativa che vieta l’anatocismo, la nullità delle clausole in questione non può comportarne neppure la sostituzione automatica, non sussistendo d’altronde alcuna disposizione che preveda la capitalizzazione annuale.

3. – Avverso la predetta sentenza la XXXX ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo. Il curatore del fallimento non ha svolto attività difensiva.

 Motivi della decisione

1. – Con l’unico motivo d’impugnazione, la ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1283, 1284 e 1374 c.c., art. 1823 c.c., comma 2, artt. 1825, 1831, 1832 e 1857 c.c., nonchè l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, sostenendo che, nell’escludere l’applicabilità della capitalizzazione annuale degli interessi, la sentenza impugnata non ha considerato che nei rapporti bancari, ed in particolare in quelli di conto corrente, la relativa clausola è stata sempre ritenuta legittima in riferimento agli interessi attivi, in ragione della periodica chiusura del conto.

Nell’affermare l’illegittimità della capitalizzazione trimestrale, l’orientamento giurisprudenziale richiamato dalla Corte di merito ha d’altronde ammesso l’esistenza di un uso normativo relativo all’anatocismo nei predetti rapporti, escludendo soltanto che esso si estendesse alla cadenza trimestrale della capitalizzazione; tale uso, invalso in epoca anteriore all’entrata in vigore del codice civile del 1942, aveva trovato consacrazione nell’art. 1232 c.c. del 1865 e nell’art. 347 del codice di commercio del 1882, ed è stato in seguito recepito anche nellaL. 17 febbraio 1992, n. 154, art. 8. La capitalizzazione degl’interessi trova comunque riconoscimento nella struttura del contratto di conto corrente ordinario, che prevede la liquidazione degl’interessi in occasione delle periodiche chiusure del conto, ed è applicabile in via analogica anche nel conto corrente bancario, la cui disciplina rinvia a quella del conto corrente ordinario.

1.1. – Il motivo è infondato.

Nell’escludere l’applicabilità della capitalizzazione degl’interessi, la sentenza impugnata si è infatti conformata all’orientamento della giurisprudenza di legittimità sviluppatosi a partire dal 1999, secondo cui le clausole dei contratti bancari che prevedano la capitalizzazione trimestrale degl’interessi dovuti dal cliente devono considerarsi nulle per contrasto con l’art. 1283 c.c., il quale, nell’ammettere l’anatocismo soltanto dalla domanda giudiziale oppure per effetto di una convenzione posteriore alla scadenza degl’interessi, o ancora in presenza di usi normativi, non consente di identificare questi ultimi con le norme bancarie uniformi predisposte dall’Associazione Bancaria Italiana, alle quali può essere riconosciuto soltanto il carattere di usi negoziali, in quanto prive del requisito soggettivo costituito dalla convinzione di prestare osservanza, attraverso il comportamento tenuto, ad una norma giuridica già esistente o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento giuridico (c.d. opinio juris ac necessitatis) (cfr. Cass., Sez. 1^, 11 novembre 1999, n. 12507; 16 marzo 1999, n. 2374; Cass., Sez. 3^, 30 marzo 1999, n. 3096). Tale principio, com’è noto, è stato ribadito anche a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 425 del 2000, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 76 Cost., il D.Lgs. n. 342 del 1999, art. 25, comma 3, il quale aveva fatto salva, fino all’entrata in vigore della delibera CICR di cui al comma secondo del medesimo articolo, la validità e l’efficacia delle clausole anatocistiche stipulate in precedenza: si è infatti chiarito che, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, tali clausole restano disciplinate dalla normativa anteriormente vigente, e si è escluso, in particolare, che il requisito soggettivo necessario per la configurabilità dell’uso normativo sia venuto meno soltanto per effetto del predetto orientamento giurisprudenziale, osservandosi che la funzione della giurisprudenza è meramente ricognitiva dell’esistenza e del contenuto della regola, e non già creativa della stessa, con la conseguenza che, in presenza dell’affermazione di una regola rivelatasi poi inesistente, la ricognizione correttiva spiega efficacia retroattiva (cfr. Cass., Sez. Un., 4 novembre 2004, n. 21095; Cass., Sez. 1^, 19 maggio 2005, n. 10599; 25 febbraio 2005, n. 4093).

E’ stato altresì precisato che, in quanto fondate non già sull’esclusione dell’esistenza di una consuetudine consistente nel prevedere la capitalizzazione trimestrale degl’interessi debitori nei contratti bancari, ma sull’impossibilità di ravvisare un uso normativo idoneo a giustificare, nel medesimo settore, una deroga ai limiti posti all’anatocismo dall’art. 1283 cit., le ragioni di nullità individuate per le clausole di capitalizzazione non investono esclusivamente il profilo della periodizzazione trimestrale, ma si estendono alla pratica dell’anatocismo in sè e per sè considerata, indipendentemente dalla cadenza con cui la stessa venga applicata. Si è pertanto esclusa la possibilità di riconoscere la legittimità della capitalizzazione annuale, in luogo di quella trimestrale, affermandosi comunque che, prima ancora di difettare del carattere di normatività, un uso siffatto non è individuabile neppure nella realtà storica, o almeno in quella dell’ultimo cinquantennio anteriore agli interventi normativi degli ultimi anni del secolo scorso, caratterizzato dalla diffusione dell’illegittima pratica della capitalizzazione trimestrale, alla quale non si è mai però affiancata quella della capitalizzazione annuale degl’interessi debitori, nè una pratica che implicasse un bilanciamento con gl’interessi creditori (cfr. Cass., Sez. Un., 2 ottobre 2010, n. 24418; Cass., Sez. 3^, 14 marzo 2013, n. 6550).

E’ stato infine chiarito che la legittimità della pratica in questione non può essere desunta neppure dall’art. 1831 c.c., che, in tema di conto corrente ordinario, prevede la chiusura periodica del conto e la liquidazione del saldo, trattandosi di una disposizione non richiamata dall’art. 1857 c.c., tra quelle applicabili alle operazioni bancarie in conto corrente, e non suscettibile di estensione in via analogica, avuto riguardo alla diversità di struttura e funzione riscontrabile tra il contratto di conto corrente ordinario e quello di conto corrente bancario (cfr. Cass., Sez. 1^, 2 luglio 2014, n. 15135; 5 luglio 2007, n. 15218; 18 gennaio 2006, n. 870).

2. – Alla stregua dei predetti principi, che il Collegio condivide ed intende ribadire anche in questa sede, il ricorso va pertanto rigettato, senza che occorra provvedere al regolamento delle spese processuali, in considerazione del mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato,

 P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile, il 8 aprile 2015.

Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2015